Gli strumenti dell'agire
" [...] Ma non dobbiamo dimenticarci che siamo ragazzi di 16-17-18 anni, o comunque giù di lì, non possiamo farci carico di qualcosa che, ci piaccia o no, è molto, ma molto più grande di noi.Detto questo non voglio fermarmi, non voglio che ci fermiamo, ma credo sia essenziale fermarci a riflettere solo un secondo. Voglio che tutti gli "estremismi" che ci contraddistinguono, come singoli o come gruppo, siano riconosciuti e lasciati per un po' in cantina; voglio che sia il gruppo, ora, ad agire: serve certo il "leader", ma nella condizione in cui ci troviamo al Parini è meglio per tutti lavorare in gruppo.E il gruppo deve funzionare perchè, orami, ci sopno tantissimi studenti che credono in noi; perchè al Parini abbiamo messo sù qualcosa che, magari a lungo termine, in un futuro smuoverà l'ordine scolastico... [...]" Riccardo
Ho citato parte di un commento che troverete in forma completa come risposta a "Dialogo e determinazione" per sottolineare l'importanza di quanto detto da Riccardo, che ha suscitato in me una riflessione.
Mi sono sempre sentita toccata da quelle persone che si adossavano appieno le loro possibilità e le loro capacità (spesso in una sincera consapevolezza di cosa siamo), azione che di per sè comporta il non eccedere, il non estremizzarsi e la coerenza con sè, e che in tal modo agivano. Il difficile sta nel comprendere quando si raggiunge una tale situazione, quando si agisce sul terreno del possibile e non su quello dell'impossibile, quando camminiamo sulla strada dell'utile e non dell'inutile.
Mi guardo indietro e osservo i miei passi, i Nostri (stupendomi in parte di quella leggera scontentezza che ci nasce in seno a riguardo), quelli del collettivo e quelli di insegnanti, dirigenti e genitori. Poi rifletto sull'ambito più ampio della storia; su Beppe Grillo; sulla mia famiglia.
E cerco di trar fuori una tesi che non è altro, per ora, che un balbettio o uno sfreguglio in testa.
Ho una certezza, tuttavia,che mi viene da dentro, ed è che il criterio per distinguere l'agire dal non agire lo abbiamo già: la realtà.
Così dicendo eccomi tra le mani gli strumenti dell'agire: le regole stesse che fondano la realtà.
Tre sono chiare ed evidenti: le leggi, la passionalità dell'uomo e la sua capacità. Altre, spero di trovarle.
Ognuno di noi può usare questi strumenti, se vuole agire; ognuno di noi può fermarsi dopo averli utilizzati; ognuno di noi può evitarli per non agire.
Nessuno però potrà mai fingere di aver agito o di aver voluto farlo senza averne utilizzato i più. A riguardo, ritengo che il sommo e sublime strumento del non agire sia il finto agire di coloro, ipocriti!, che "vogliono fare" e non coloro che scelgono, tra le loro possibilità, il non agire.
Infatti Agire è espandersi fino ai confini del terreno del possibile, il non agire è sia l'annullarsi come agente sia l'espandersi al di là di tali confini, sul terreno dell'impossibile e dell'inutile.
Avviene così che i modi dell'agire siano attesa o silenzio o energia o compromesso o impeto..., ognuno collocati dove realtà permette.
Ho citato parte di un commento che troverete in forma completa come risposta a "Dialogo e determinazione" per sottolineare l'importanza di quanto detto da Riccardo, che ha suscitato in me una riflessione.
Mi sono sempre sentita toccata da quelle persone che si adossavano appieno le loro possibilità e le loro capacità (spesso in una sincera consapevolezza di cosa siamo), azione che di per sè comporta il non eccedere, il non estremizzarsi e la coerenza con sè, e che in tal modo agivano. Il difficile sta nel comprendere quando si raggiunge una tale situazione, quando si agisce sul terreno del possibile e non su quello dell'impossibile, quando camminiamo sulla strada dell'utile e non dell'inutile.
Mi guardo indietro e osservo i miei passi, i Nostri (stupendomi in parte di quella leggera scontentezza che ci nasce in seno a riguardo), quelli del collettivo e quelli di insegnanti, dirigenti e genitori. Poi rifletto sull'ambito più ampio della storia; su Beppe Grillo; sulla mia famiglia.
E cerco di trar fuori una tesi che non è altro, per ora, che un balbettio o uno sfreguglio in testa.
Ho una certezza, tuttavia,che mi viene da dentro, ed è che il criterio per distinguere l'agire dal non agire lo abbiamo già: la realtà.
Così dicendo eccomi tra le mani gli strumenti dell'agire: le regole stesse che fondano la realtà.
Tre sono chiare ed evidenti: le leggi, la passionalità dell'uomo e la sua capacità. Altre, spero di trovarle.
Ognuno di noi può usare questi strumenti, se vuole agire; ognuno di noi può fermarsi dopo averli utilizzati; ognuno di noi può evitarli per non agire.
Nessuno però potrà mai fingere di aver agito o di aver voluto farlo senza averne utilizzato i più. A riguardo, ritengo che il sommo e sublime strumento del non agire sia il finto agire di coloro, ipocriti!, che "vogliono fare" e non coloro che scelgono, tra le loro possibilità, il non agire.
Infatti Agire è espandersi fino ai confini del terreno del possibile, il non agire è sia l'annullarsi come agente sia l'espandersi al di là di tali confini, sul terreno dell'impossibile e dell'inutile.
Avviene così che i modi dell'agire siano attesa o silenzio o energia o compromesso o impeto..., ognuno collocati dove realtà permette.

5 Commenti:
Uhm... ho seguito il tuo discorso molto a fatica... Mi manca qualche filosofo a cui stai facendo riferimento o devo rileggermelo un po' di volte e basta? ;)
No, Virgult... devi solo piantarla di farti i cannoni!!! Te lo dico sempre, io...
(il solito grazie a giulia... sperando di riuscire a ferle almeno gli auguri di buon anno... FATTI TROVARE!)
Questo post è stato eliminato da un amministratore del blog.
Eccellente!!!
Cm al solito la nostra capolista c’ha azzeccato in pieno...;)
Devo dire che il contenuto questo post rispecchia un po' la sensazione che ho avuto negli ultimi tempi: abbiamo camminato sempre sul filo del rasoio (e siamo stati anche piuttosto bravi!) ma ogni tanto rischiavamo di dimenticarcene. È difficile avere una visione d’insieme su una serie di eventi che si susseguono così rapidamente e nei quali siamo così fortemente coinvolti. La lungimiranza è un privilegio di pochi, per questo è importante è saperla condividere! (cosa che nel nostro gruppo si fa abb bene, ma si potrebbe fare meglio) Fortunatamente, anche nei momenti più critici siamo riusciti a mantenere la calma, e il nostro stile è sempre rimasto “pulito”, politically correct. Non c’è dubbio, se ci sono stati dei momenti in cui non riuscivamo ad avere il controllo della situazione, questo non ha nuociuto particolarmente alla nostra immagine. Ma purtroppo, a risentire di ogni singolo errore è stata l’efficacia del nostro lavoro. Mi riallaccio al post: sia che non si coprano i confini del possibile, sia che li si oltrepassi, si va incontro a un fallimento. E poiché credo in quello che facciamo, dico che un fallimento da parte nostra spesso e volentieri è un fallimento per il Parini stesso… Adesso abbiamo un paio di settimane di tempo per raffreddare i bollenti spiriti, ed eventualmente per ponderare a freddo su quello che abbiamo vissuto nelle ultime settimane di scuola. Spero che quando ci ritroveremo di nuovo a gennaio la nostra rinnovata serenità si trasformi in COORDINAZIONE, oltre che nella razionalità di cui spesso abbiamo bisogno.
Ma basta così, dopo la perla di saggezza del post sui fondamenti della realtà non oso aggiungere banali “consigli per gli acquisti” (ma xké la Giulia riesce sempre a farci sentire ignoranti??!!) :D:D:D
Giulia "capolista"? Ma da quando?!?!?
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