Legalità come Alternativa
Andrea Martelloni mi ha dato qualche giorno fa un appunto che ripropone, tra i tanti temi, anche quello della legalità, e come questione molto attuale.
Intendo approfondirlo, facendo riferimento alla famosa “questione delle sospensioni” e a come essa sia legata a problemi sostanzialmente burocratici, pur riallacciandosi al tema in senso più generale: le sue origini, infatti, rispecchiano difficoltà di cui risente da tempo la nostra scuola nel gestire l’applicazione delle regole; l’analisi delle sue conseguenze aiuta a individuare lo spirito con cui occorrerebbe applicarsi a trovare delle soluzioni.
Cerco di spiegarlo in breve.
Il regolamento scolastico della nostra scuola, come molti di noi hanno appreso l’anno scorso, prevede che, qualora un gruppo di studenti commetta azioni tali da comportare l’allontanamento dalla comunità scolastica, gli organi incaricati di valutare se e in che misura infliggere loro questa sanzione sono i rispettivi consigli di classe.
[Per chi sia interessato a verificare di persona i riferimenti sono: P.O.F. (Piano dell’Offerta Formativa) >> Regolamento di disciplina degli studenti >> “Diritti e doveri degli studenti” >> articolo 3: “Norme per il funzionamento dell’istituzione scolastica” >> paragr. 3.3 “Sanzioni” >> punto 6 “Allontanamento dalla comunità scolastica”].
Da dove ha origine questa norma?
Il nostro regolamento, come quello di qualunque altra scuola media o superiore italiana, deve mantenersi aderente allo “Statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria”, approvato dal Presidente della Repubblica il 24 giugno 1998. Esso si suddivide in 6 articoli. L’articolo 4 è intitolato “Disciplina”. Ebbene, la nostra norma prende spunto dal comma 6 dell’art. 4, il quale però dice semplicemente: “Le sanzioni e i provvedimenti che comportano allontanamento dalla comunità scolastica sono sempre adottati da un organo collegiale”.
Ora, io non so in base a quale criterio, nella stesura del nostro regolamento scolastico, questo comma sia stato interpretato in senso limitativo. Tutto quello che posso fare, in quanto studente, è verificare gli effetti che tale interpretazione produce nella nostra scuola.
Innanzitutto, i tempi di valutazione sono resi estremamente lunghi, poiché per ogni singola azione deleteria compiuta da un gruppo è necessario convocare in tempi diversi tanti consigli di classe quante sono le classi di appartenenza degli studenti coinvolti. Tali consigli vengono obbligatoriamente rinviati in caso di assenza dei rappresentanti di classe, circostanza frequente e del resto assolutamente comprensibile (quantomeno dal punto di vista di noi studenti), dal momento che essi sono chiamati a prestare una sorta di testimonianza contro i propri compagni.
Si è poi verificata una situazione di assoluta incertezza e confusione, in quanto consigli di classe differenti possono formulare valutazioni differenti riguardo alla stessa azione, sulla quale risulta pertanto impossibile arrivare ad una valutazione complessiva e unitaria.
Ciò sarebbe possibile solo da parte di un organo che abbia competenza e responsabilità su tutta la scuola, cioè il C.d.I., che, essendo un organo collegiale dove sono rappresentati anche gli studenti, è perfettamente adeguato in base allo “Statuto” a prendere le decisioni su fatti che hanno coinvolto persone di classi differenti e con ricaduta su tutta la scuola. Attribuendo tale funzione ai nostri consigli di classe, come avvenuto l’anno scorso, il regolamento attuale della nostra scuola ha invece prodotto la frammentazione dei giudizi ed ha messo in discussione la loro stessa legittimità definitiva, ritardando ulteriormente o addirittura impedendo la decisione e l’applicazione delle sanzioni.
….
Ma se questo stato di aporia non avesse avuto ulteriori conseguenze, non avrebbe senso, da parte nostra, insistere sull’argomento. Purtroppo non è stato così: l’impossibilità pratica di sanzionare tempestivamente azioni gravi ha determinato, di fatto, la percezione istintiva che esse fossero in qualche modo legittime, in quanto impunite e impunibili formalmente: l’accusa di essere in torto si è in tal modo ribaltata proprio contro quegli studenti che chiedevano semplicemente democrazia e legalità, a partire dalla chiarezza e attuabilità delle “regole del gioco” per tutti.
È sembrato che tornasse a prevalere lo spirito di prevaricazione nei confronti dell’intera scuola, intendendo per prevaricazione l’appropriarsi da parte di pochi di strumenti, spazi, risorse e tempi che appartengono a tutti.
Ed è sorprendente che tale situazione sia stata determinata dai difetti di quelle stesse regole che avrebbero dovuto farsi garanti dell’equità e del rispetto reciproco nel Parini.
Se la nostra scuola fosse stata in grado di applicare con tempestività il proprio regolamento, avrebbe avuto maggiore autorevolezza e sarebbe stata pertanto meno esposta a forme di strumentalizzazione da parte di esterni, che si trattasse o meno di “personaggi illustri”…
Se riusciremo a sintetizzare ed affermare principi come questi in assemblea e in C.d.I., fino a sollecitare un’adeguata revisione del regolamento, allora potremo dire di aver reso un servizio alla gestione democratica della nostra scuola.
Intendo approfondirlo, facendo riferimento alla famosa “questione delle sospensioni” e a come essa sia legata a problemi sostanzialmente burocratici, pur riallacciandosi al tema in senso più generale: le sue origini, infatti, rispecchiano difficoltà di cui risente da tempo la nostra scuola nel gestire l’applicazione delle regole; l’analisi delle sue conseguenze aiuta a individuare lo spirito con cui occorrerebbe applicarsi a trovare delle soluzioni.
Cerco di spiegarlo in breve.
Il regolamento scolastico della nostra scuola, come molti di noi hanno appreso l’anno scorso, prevede che, qualora un gruppo di studenti commetta azioni tali da comportare l’allontanamento dalla comunità scolastica, gli organi incaricati di valutare se e in che misura infliggere loro questa sanzione sono i rispettivi consigli di classe.
[Per chi sia interessato a verificare di persona i riferimenti sono: P.O.F. (Piano dell’Offerta Formativa) >> Regolamento di disciplina degli studenti >> “Diritti e doveri degli studenti” >> articolo 3: “Norme per il funzionamento dell’istituzione scolastica” >> paragr. 3.3 “Sanzioni” >> punto 6 “Allontanamento dalla comunità scolastica”].
Da dove ha origine questa norma?
Il nostro regolamento, come quello di qualunque altra scuola media o superiore italiana, deve mantenersi aderente allo “Statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria”, approvato dal Presidente della Repubblica il 24 giugno 1998. Esso si suddivide in 6 articoli. L’articolo 4 è intitolato “Disciplina”. Ebbene, la nostra norma prende spunto dal comma 6 dell’art. 4, il quale però dice semplicemente: “Le sanzioni e i provvedimenti che comportano allontanamento dalla comunità scolastica sono sempre adottati da un organo collegiale”.
Ora, io non so in base a quale criterio, nella stesura del nostro regolamento scolastico, questo comma sia stato interpretato in senso limitativo. Tutto quello che posso fare, in quanto studente, è verificare gli effetti che tale interpretazione produce nella nostra scuola.
Innanzitutto, i tempi di valutazione sono resi estremamente lunghi, poiché per ogni singola azione deleteria compiuta da un gruppo è necessario convocare in tempi diversi tanti consigli di classe quante sono le classi di appartenenza degli studenti coinvolti. Tali consigli vengono obbligatoriamente rinviati in caso di assenza dei rappresentanti di classe, circostanza frequente e del resto assolutamente comprensibile (quantomeno dal punto di vista di noi studenti), dal momento che essi sono chiamati a prestare una sorta di testimonianza contro i propri compagni.
Si è poi verificata una situazione di assoluta incertezza e confusione, in quanto consigli di classe differenti possono formulare valutazioni differenti riguardo alla stessa azione, sulla quale risulta pertanto impossibile arrivare ad una valutazione complessiva e unitaria.
Ciò sarebbe possibile solo da parte di un organo che abbia competenza e responsabilità su tutta la scuola, cioè il C.d.I., che, essendo un organo collegiale dove sono rappresentati anche gli studenti, è perfettamente adeguato in base allo “Statuto” a prendere le decisioni su fatti che hanno coinvolto persone di classi differenti e con ricaduta su tutta la scuola. Attribuendo tale funzione ai nostri consigli di classe, come avvenuto l’anno scorso, il regolamento attuale della nostra scuola ha invece prodotto la frammentazione dei giudizi ed ha messo in discussione la loro stessa legittimità definitiva, ritardando ulteriormente o addirittura impedendo la decisione e l’applicazione delle sanzioni.
….
Ma se questo stato di aporia non avesse avuto ulteriori conseguenze, non avrebbe senso, da parte nostra, insistere sull’argomento. Purtroppo non è stato così: l’impossibilità pratica di sanzionare tempestivamente azioni gravi ha determinato, di fatto, la percezione istintiva che esse fossero in qualche modo legittime, in quanto impunite e impunibili formalmente: l’accusa di essere in torto si è in tal modo ribaltata proprio contro quegli studenti che chiedevano semplicemente democrazia e legalità, a partire dalla chiarezza e attuabilità delle “regole del gioco” per tutti.
È sembrato che tornasse a prevalere lo spirito di prevaricazione nei confronti dell’intera scuola, intendendo per prevaricazione l’appropriarsi da parte di pochi di strumenti, spazi, risorse e tempi che appartengono a tutti.
Ed è sorprendente che tale situazione sia stata determinata dai difetti di quelle stesse regole che avrebbero dovuto farsi garanti dell’equità e del rispetto reciproco nel Parini.
Se la nostra scuola fosse stata in grado di applicare con tempestività il proprio regolamento, avrebbe avuto maggiore autorevolezza e sarebbe stata pertanto meno esposta a forme di strumentalizzazione da parte di esterni, che si trattasse o meno di “personaggi illustri”…
Se riusciremo a sintetizzare ed affermare principi come questi in assemblea e in C.d.I., fino a sollecitare un’adeguata revisione del regolamento, allora potremo dire di aver reso un servizio alla gestione democratica della nostra scuola.

1 Commenti:
Io sono totalmente daccordo con cio' che e` scritto nell'articolo "legalita` come alternativa" anzi ogni tanto, sono convinto che biosgnerebbe assumersi la responsabilita` di fare scelte impopolari, anche se rischiose da punto di vista politico, nello specifico sottolineare e ribadire anche in assemblea che noi tenteremo sempre di non evadere nessun regolamento, corretto od incorretto che sia, perche` la legge sia nel grande che nel piccolo e`fondamentale.
Elia N.
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